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GUIDO MARIA GRILLO-Vademecum trasversale per cantautore liquido

GUIDO MARIA GRILLO

Vademecum trasversale per cantautore liquido


[...] E l’aria sarà un mare di stelle/cadrà su noi pioggia di perle [...]

                                                                     da Ferite di Guerre- Guido Maria Grillo

Amo molto girare le città che non conosco, in totale solitudine.

Anche perché alcune sono di per se stesse compagne d’avventura, nel momento in cui le vai a scoprire, sia visitandone i luoghi noti, sia addentrandoti in quelle vene sconosciute che rigurgitano umanità e suggestioni, nascoste ed invisibili.

Una breve tournée mi ha portato il mese scorso a Parma e a Pisa che, in questo viaggio di lavoro, si sono stranamente allineate, congiungendosi attraverso due individualità lontane per temporalità ed origine ma decisamente vicine per sensibilità e temperamento.

Durante la visita alla mostra Amedeo Modigliani et Ses Amis allestita al Palazzo Blu di Pisa, che ricrea l’universo del pittore e scultore livornese, restituendone l’anima suggestiva e tormentata, non un quadro ma alcune parole di Modì, stampate sui muri che ne accolgono le opere, mi hanno riportato a Guido Maria Grillo.

Dalla cima della montagna nera, il Re./ Colui che viene eletto per regnare, per comandare/ versa lacrime di coloro che non hanno potuto raggiungere le stelle/ e dalla scura corona di nuvole cadono delle gocce e delle perle/ sul caldo eccessivo della notte.

Il cantautore salernitano, che vive da un decennio a Parma (città che ho amato subito per il suo essere lugubre, decadente e malinconica) con la sua scrittura tattile, che restituisce un vissuto a volte subito in prima persona, altre agito dall’umanità che indossa dopo averla osservata, si è sempre composto immaginificamente nella mia mente come il Re di Modigliani.

Guido Maria Grillo è stato investito di un talento che non sempre è una benedizione per chi lo possiede, ma è fardello che comporta responsabilità e privazione.

Perché se la visuale è privilegiata, il raccontare i propri simili da quella visuale ti costringe ad essere fuori ma privo dell’involucro difensivo dell’oggettività, perché tu SEI quelli che racconti, sei FATTO di loro. Non vi è alcuna via d’uscita, sei occhio e corpo, sei unità frantumata in individualità diverse, contrastanti, che amano/odiano se stesse e te, convinte che lo stare in alto esima dal guardare in basso.

Questa è la benedetta maledizione dei poeti che raggiungono le stelle, assumendo su di sé il livore di chi quelle stelle le agogna ma non le sfiora, di chi non sa che quelle stelle sono fulgore e prigione, realizzazione e castigo.

Di Modigliani Guido Maria Grillo ha il temperamento che arde occulto, scontrandosi con una fisicità asciutta ed algida, che quel temperamento a stento contiene e trattiene. E questo ardore lavico è parola ustionante anche quando si rivela all’improvviso filo di ghiaccio tagliente: perché la sua voce, nella quale convivono le gelate invernali ed il calore suadente dell’estate, restituisce la dualità di un sentire visionario e concreto, imprevedibile e rigoroso.

Andare a vedere questo artista è come girovagare in una città che svela e rivela a suo piacimento, tenendoti in bilico tra mistero ed innocenza, tra luoghi comuni e meraviglie improvvise, tra ragione e sentimento.

Un Re troppo umano per comandare ma che ha accettato di regnare perché in lui la responsabilità dell’altro è più forte di quella verso se stesso.

Perché chi è poeta non è padrone di sé ma servo degli altri.

Ed ogni parola scritta è un frammento che perde per nutrire il cammino dell’umano, fino al sacrificio che è gioia e consunzione, fino ad essere polvere dimenticata nella carne del mondo.

http://www.guidomariagrillo.com/


Pubblicato il 8/11/2014 alle 22.27 nella rubrica Diario.

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