Blog: http://auroratomica.ilcannocchiale.it

LA DOLCE MORTE DI VIRGINIA G.


LA DOLCE MORTE DI VIRGINIA G.

 La morte / si sconta / vivendo.
                                               Giuseppe Ungaretti

 

Non c’è redenzione ne La dolce morte di Virginia G. ma solo una lunga battaglia di una luce decadente, che risuona nelle pieghe obnubilate di una umanità smarrita e corrotta da un desiderio insanabile di santità compiacente ed obsoleta. La gestualità testuale si insinua come una cancrena che sgretola un mondo di apparenze placebo; la prerogativa di soddisfare un’ansia di infinito metodico nella sua ricercatezza si rivela fallace per la natura effimera dell’umano. Le figure maschili (l’inquietante passività di Andrea Ibba Monni cui fa da contrappunto la sadica lucidità di Gà) si muovono accartocciate in discorsi egotici, nel morboso tentativo di difendere un’impalcatura di perversioni divenute abitudini, giustificate e giustificabili,, secondo una morale che ha perso i punti di riferimento secolari per crearne altri ad uso e consumo delle masse omologate. L’unico barlume di coscienza pura di assolutismo salvifico, di consapevolezza intonsa è quella di un femminile (una straordinaria Alessandra Leo) che rivela la fallacità di quei meccanismi obsoleti, rivestiti, a seconda della convenienza circostanziata, di una pelle rinnovata che contiene in sé il germe della sua dissoluzione. Un femminile imponente, ingombrante, corrosivo la cui anima esposta, minuta e ridotta all’immobilità di corpo ma non di intelletto (una tagliente Carlotta Sanna), si manifesta puntuale quale una ferita esposta che rigurgita un scurrile e maturo dissenso. E tutto quel verbo demoniaco che travolge, reiterando richieste e pretendendo risposte che scarnificano l’intimo consumabile, non replicabile e dunque mortale, si rivela come l’unica verità possibile in un mondo tempestato di menzogne prismatiche e abbaglianti. Quale dunque la dolce morte della misteriosa Virgina G., che permea con la sua assenza presente l’intera costruzione scenica, la cui linearità e pulizia formale esalta la sensibilità caotica ed intelligente di una drammaturgia pulsante ed originale? Forse è quell’eutanasia mentale invocata ma mai concessa, quel momento di scelta terminale consapevole che solleverebbe ciascuno dalla responsabilità di accettare, suo malgrado, un vivere dove le coordinate umanistiche sono state sovvertite da una serialità automatica, che accondiscende ai vizi travestendoli da virtù e che riduce, in questo quotidiano asettico e patinato, il sentire individuale ad un groviglio di luoghi comuni autorizzati,  che uccidono i cuori reticenti per fare posto al nulla.

 

 LA DOLCE MORTE DI VIRGINIA G.

spettacolo teatrale dedicato a Pierfranco Zappareddu

scritto, diretto e interpretato da Ga & Andrea Ibba Monni

con la partecipazione di Alessandra Leo, Noemi Medas, Sara Perra, Roberta Plaisant,

Carlotta Sanna e con Pierpaolo Congiu e PFZ.


Pubblicato il 30/3/2014 alle 15.33 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web