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ITALIENISCHE REISE-ROMA



CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE-ROMA

13 settembre 2013

CLR e KESBILE’

presentano

DER PUFF-frammenti cantati di corpi internati

di Francesca Falchicon Francesca Falchi e Marta Proietti Orzella
direzione musicale Ennio Atzeni

Non c’è una modalità unica per raccontare cosa sia l’accogliente calore ed il conseguente abbandono nell’affettività di braccia muliebri che ti attendono sostengono contengono. La femminilità che ti definisce quale altra parte del mondo in un reticolo luminoso ed infinito di emotività compatta che è conoscenza/riconoscenza di sé/verso l’altro. e poi c’è il luogo nel cuore di una femmina eterna che resiste impassibile alla deflagrazione dei secoli con il loro attingere da violenza e meraviglia da distruzione e ricostruzione. Roma pulsante ha mille cuori che pompano il suo sangue fatto di polvere e anime erranti ed uno di questi è rifugio claustrale (una clausura che è fervore creativo e stimolante di evoluzioni idee progressioni che è un rielaborare analizzare scarnificare vittorie sconfitte conquiste) di femminile consistenza di donnesca apparenza. La casa Internazionale delle Donne e le amiche dall’anima impegnata e tumultuosa di affetti preziosi e potenti di scelte coraggiose e condivise di ideali granitici ed evolutivi sono quelle del CLR (Coordinamento Lesbiche Romane). E dico Rosina Nancy Lucilla Francesca Teresa Sara Coralla Marzia Luana e le altre i cui sorrisi complici lampi dissetanti  in quelle due giornate calde e afose sotto un cielo cangiante di nuvole di panna e tenebra di vento lezioso e nemico  hanno scandito  la messa in scena di DER PUFF. Nomi che a malapena definiscono una coralità che perpetua un impegno umano determinato e mai chiassoso perché la ricerca di un equilibrio che sia conquista fondamentale di un diritto inalienabile al proprio dire al proprio agire non può che partire da qui. Dalla commozione dalla comprensione dalla sorellanza della quale si ha davvero bisogno per poter riflettere su deviazioni e devianze troppo spesso a misura d’un maschile il più delle volte inadeguato ma dilagante con una prepotenza acquisita dall’intoccabilità di una casta che si sta disfacendo sotto il maglio dell’ avidità e di un possesso di genere che è degenere. E la notte del 13 settembre in quel gineceo attento ed esperto  il cui silenzio pesava sull’aria morbida e tiepida di un’estate fuggevole con la forza marmorea di chi sa che l’ingiustizia non è una questione di punti di vista ma una contraddizione che è necessario risolvere mi sono sentita parte di un tutto che crede che l’impossibile sia realizzabile attraverso l’ascolto di parole trascorse ma non defunte perché nella memoria degli accadimenti per quanto tragici e sterminatori possano essere c’è la chiave di volta per un futuro che sia edificante e rigenerante.


 


Pubblicato il 24/9/2013 alle 10.33 nella rubrica Diario.

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