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THEATRON 2013-Quando il successo è una formula matematica

Non sono un amante dei numeri.

Non li capisco.

Le parole sì i numeri no.

Qualcuno potrebbe obiettare che i numeri siano fantastici schegge preziose che si combinano in maniera logica nitida lineare che non lascia spazio al caos in un susseguirsi metodico confortante inalterabile che ti avvolge con il suo fluire compatto misterioso e soprattutto infinito.

Non amando le dicotomie aggressive azzardo che in effetti a pensarci bene le parole sono numeri perché le sensazioni di cui sopra sono quelle che provo quando scrivo.

Dunque confutando il mio assunto iniziale posso affermare che tra numeri e parole non vi sia poi questa grande differenza e che lo scrivere sia in fin dei conti un’equazione matematica (e vi assicuro che per me che a distanza di trent’anni sogno ancora la professoressa di matematica del liceo che mi guarda tagliente mentre tentenno davanti ad una disequazione-che per altro non ho mai capito nonostante gli sforzi esplicativi della Cocco e che la stessa sconfitta dalla mia ottusità decise che non sarebbero state nel mio caso oggetto di interrogazione- è un paragone che ha dell’incredibile) le parole sono numeri gli scrittori matematici. 

Ecco allora come è possibile spiegare il successo di Teathron rassegna organizzata dalla giovane compagnia Mab Teatro di Sassari.

Il direttore artistico Daniele Monachella attore talentuoso e determinato coadiuvato dall’apporto organizzativo della sorella Laura (altrettanto talentuosa e determinata) ha voluto omaggiare la sua città d’origine con una serie di spettacoli nei quali (com’è logico!) le parole dette agite formalizzate scenograficamente e musicalmente si sono composte  in modo consequenziale e assolutamente armonico come si conviene ad una pura inalterabile formula matematica.

Siccome siamo un popolo polemico con il gusto del dialogo sincopato (che vuol dire che parliamo uno sopra l’altro pretendendo di avere ragione) qualcuno potrebbe obiettare (mi sembra di vederlo “l’obiettore” medio gli occhi spalancati per lo stupore per aver colto il suo interlocutore in fallo –ma quanto è stupido è proprio stupido me l’ha servita su un piatto d’argento… Ah! Ma adesso lo sistemo io!- che prende la rincorsa pronto a sminuzzare il poverino con la sua logica inappellabile -perché lui sì che è intelligente-) che il mio “parlare bene” della rassegna sia dovuto al fatto che io stessa l’abbia inaugurata con un mio spettacolo.

Caro polemico detentore del mantello della ragione (che ormai trovi nei negozi “tutto a 1 euro” per 0,99 centesimi tanto che sembriamo un popolo di Moschettieri Zorro Superman Batman[1] (!) e quant’altro) so che adesso la tua pressione schizzerà alle stelle e collasserai di fronte al tuo pc con un sorriso trionfante sulle labbra e mentre ti trasporteranno d’urgenza in ospedale per abbassare i tuoi valori sussurrerai compiaciuto prima di svenire “looo …ssssa…pe…vooooo…”: TU HAI RAGIONE.

Ma voglio spiegarti il perché.

Altrimenti passerai il resto della tua vita a vantarti di aver avuto ragione sulla Falchi e alla fine se quel giorno non ti ha ucciso la pressione degna di una passeggiata su Marte ti ucciderà qualcuno a te vicino (una moglie una fidanzata un’amica) sfinita dal tuo ricordare quello che apparirà agli occhi degli altri il giorno più importante della tua vita.

Hai ragione perché per la prima volta sono stata trattata come deve essere trattata una professionista.

Perché per la prima volta sono stata trattata come deve essere trattato uno spettatore che ha pagato un biglietto e ha DIRITTO ad uno spettacolo di qualità

Perché per la prima volta ho assistito ad una rassegna dove è L’ARTE  a determinare le scelte non il DENARO.

Perché  la capacità di creare sinergie umane[2] prima che professionali ha creato un unicum che auspico ripetibile ma soprattutto replicabile.

Ecco perché mio polemico assertore della ragione assoluta io parlo bene di Theatron.

Perché come i numeri e le parole le persone le loro azioni riflessioni sentimenti si intersecano e combinano con una precisione che ne determina la riuscita prescindendo dalla casualità.

Dunque rimandando al titolo di questa mia nota il successo è una formula matematica.

E tu oggi forse per la prima e ultima volta nella tua vita hai assolutamente logicamente infinitamente ragione.

E io con te.



[1] Per le donne polemiche sottolineo che i riferimenti esclusivamente  maschili sono indicativi di un tentativo di difendere la categoria dalla locuzione “ eh ! ma le donne sono peggio di noi”

[2] Hanno reso possibile la rassegna in tutti i suoi aspetti tecnici ed artistici Tony Grandi Franco Saba Rossella Muglia Antonello Foddis Arianna Alessi Paolo Trebini Carmelo Sisto Lorella Comi Antonio Planetta e il suo Staff con l'insonne Sandrino (Ristorante La volpe e l’uva) lo Staff dell'Hotel Vittorio Emanuele Valentina Carboni ei suoi fiori

Pubblicato il 11/5/2013 alle 10.8 nella rubrica Diario.

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