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DETEMPEST

 
DETEMPEST

Fragile my crystal ball shattered on the ground
Fragile la mia sfera di cristallo frantumata a terra

       Fragile-Lacuna Coil

 

Scivola tra le mani eterea senza peso la sfera di cristallo che racchiude dentro sé quel mondo fatto della stessa materia dei sogni  fragili pronti a frantumarsi se sfiorati dal reale prosaico.
Ed è prosaico e poetico insieme questo universo cartoon che Sergio Piano traccia nel suo Detempest andato in scena venerdì 4 dicembre 2009 alla Vetreria di Pirri. Questo Piano-Prospero, che prospero lo è sul serio nell’offrire agli spettatori, attenti e presenti i suoi allievi, quegli “intrepidi monelli” che in questi tempi, in cui i warholiani 15 minuti sono troppo pochi, si muovono nell’ombra: poco appariscenti, per niente presenzialisti, insufficientemente presuntuosi, questi giovani attori costituiscono patrimonio confermato
(vedi per amore di sarah) di un teatro che senza rombi di tuono si avventura per strade difficili e oltremodo battute, creando spettacoli di rara intensità. Siamo ancora lontani da una certa pulizia formale (a volte gli equilibri di palco si perdono qua e là e certe forzature interpretative, come l’Ariele di Alice Corgiolu e il Calibano di Valeria Stori, nonostante la buona volontà delle attrici, sconfinano nella macchietta piuttosto che nel grottesco shakesperiano) ma d’altronde si tratta ancora di una “indagine” che promette ulteriori mirabolanti sviluppi. Nondimeno certe intuizioni (perché definirle “trovate” significherebbe sminuire il valore delle stesse) lasciano segno indelebile per una certa spontanea “genialità”: la Sicorace di Carla Demuro è esilarante, confinata in un quadro dal quale non dovrebbe mai uscire, perché quel contrasto tra la mobilità “limbica” (nel senso di limba sarda) del personaggio e la costrizione fisica è vincente; la scena degli innamorati, protagonisti i bravi Alessandro Vacanti (Ferdinando) e Sara Scioni (Miranda), è un gioiello di inventiva, esaltata dall’espressività dei due attori, comicamente tragici/tragicamente comici in un bianco e nero “a colori” che cita abilmente,  senza tradirli, i capolavori del cinema muto delle origini. E in un continuo gioco di rimandi, citazioni ed autocitazioni ecco la vera rivelazione della serata: Eliana Ruvioli (Trinculo- Sebastiano) e Michele Maggio (Stefano- Antonio), bravi nel ricordare/ricordarci le velleità rocambolesche di Totò e Peppino, i desideri impacciati di Troisi e Arena, le vaghezze inesplorate di Cochi e Renato e bravissimi nel trasportarci dentro quella sfera di cristallo ovattato dove tutto si crea e niente si distrugge, dentro quel teatro dove l’attore e non l’orpello scenico (che troppo spesso nasconde la mediocrità ma non la rimuove) fa lo spettacolo, dentro quella dimensione che annulla il tempo e che ti fa dire, quando tutto finisce, che è troppo presto, che ne vuoi ancora, che ne hai bisogno,  perché ti fa rendere felicemente conto del fatto che c'è ancora qualcuno in grado di rendere concreto il sogno.

E che sogno/reale-reale/sognato sia, in questo presente dove le vite si frantumano all’alba.

 

DETEMPEST

Indagine su Shakespeare

Con Sergio Piano (Prospero), Alice Corgiolu (Ariele), Alessandro Vacanti (Ferdinando), Sara Scioni (Miranda), Eliana Ruvioli (Trinculo- Sebastiano), Michele Maggio (Stefano- Antonio), Valeria Stori (Calibano- Nostromo), Mara Patierno (Capitano), Carla Demuro (Sicorace)

scene e costumi Eliana Ruvioli e Sara Scioni
audio Marco Vincis

regia Sergio Piano

Pubblicato il 10/12/2009 alle 16.22 nella rubrica recensioni teatro.

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