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auroratomica
il blog di francesca falchi


Diario


28 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE 2012-ISTANTI III



Caffè Agorà-Carinola
una domenica pomeriggio


25 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE 2012-ISTANTI II


28 LUGLIO -13 AGOSTO 2012
Convento di San Francesco
Casanova di Carinola (Caserta)





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24 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE 2012-ISTANTI I



28 luglio 2012
ore 14.00
Stazione Falciano-Mondragone-Carinola
Mario Piccirillo Fulvia Lorenzetti Daniele Gattano


24 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE FESTIVAL 2012-EPILOGO

Cagliari 13 agosto 2012

La mancanza mi urla addosso

                                                                                                                                 Daniele

Riguardare attraverso le sfumature degli occhi isolati questo trapassato prossimo che con i suoi tentacoli urticanti ti costringe a rimanere sfacciatamente coinvolto in una modalità che all’inizio si palesava tortuosamente affascinante e che adesso rigetti con il dolore calcolato di chi nega la malia uncinata subita da cuori ramati. La distanza marea affoga nella risacca muta la consapevolezza di una unicità ridente che intersecherà con decisione ellitica ogni traiettoria possibile di vite in mutamento. Nello scorrere polverizzato dei momenti mi specchio deformata nella delizia di schegge emotive che come batteri dell’anima infetteranno i miei giorni tribolati di ricerca di altre barricate da innalzare per arginare la decadenza di pensiero e azione che travolge le esistenze in disfacimento consapevole. L’accadimento fortunoso che ci ha investito anche se strutturato meticolosamente ha prodotto una vacuità incandescente che non patirà sconfitta dal tempo oligarchico: saremo incastonati in un avvenire che avrà come punto di frizione un detrito inestimabile che ci definirà senza cedimenti che ci appoggerà senza perni che ci inserirà senza puntelli in rinnovate espansioni. E se la rimozione si rivela sfacciatamente conveniente alla preservazione immacolata di un procedere senza legami castranti la permanenza nutrirà con indubitabile perizia ogni futuro definito da un pensiero costruttivo. Perché nel decidere consapevole ogni svolta primigenia ci sarà sempre la rinnovata epifania di quel mondo insonne e albeggiante che ha rinchiuso/protetto/definito ciascuno. Nessuna lacrima schiaccia con il suo peso plumbeo il mio viso scuro. Le striature slabbrate del mio cuore afflitto sono emorragie senza sutura possibile. Ma l’epilogo è ancora da scrivere.

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE 2012 PRIMA EDIZIONE

LUOGO Convento di San Francesco-Casanova di Carinola (Caserta)

Palazzo Novelli-Carinola

ORGANIZZAZIONE Etèrnit-Circuito Caleno

LOGISTICA-ASSISTENZA ATTORI Quirino di Stasio Salvatore Marrafino Mario Piccirillo Pasquale Passaretti Giorgio

ATTORI VINCITORI Francesca Falchi Gioia Fusco Daniele Gattano Fulvia Lorenzetti Antonio Tufano Giulia Vannozzi

COLONNA SONORA progetto CAMERA (Davide Maria Viola Agostino Pagliaro Marco Pagliaro)

LABORATORIO PRELIMINARE Pino Carbone

IDEAZIONE E REGIA PERFORMANCE “MAI PIU’ FEDELE” Luigi Morra

ASSISTENTE REGIA Antonella Papa

FOTO Mena Rota

VIDEO Daniele Cribari Quirino di Stasio

UFFICIO STAMPA Valeria Zecchini

CATERING Sapore (Mondragone)

RINGRAZIAMENTI Padre Giovanni per la pazienza

Il pipistrello Lello e famiglia per le graditissime improvvisate notturne

bar Agorà di Carinola per il ghiaccio

Sonia Cinzia e Azzurra per il supporto


21 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE FESTIVAL 2012-XV GIORNO

Casanova-Convento di san Francesco 12 agosto 2012

E quando arriva la notte la notte e resto sola con me/ la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché/ né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà/La vita può allontanarci l’amore poi continuerà

                                                                                                                                 Arisa-La notte

Giulia lacrime sorgive spezzano il volto d’incanto. Fulvia lineamenti bambini rivelano tempra ancestrale. Gioia occhi incanto scrutano cercando la linea d’approdo. Antonio mani nervose afferrano l’aria cementata. Daniele parole convulse definiscono l’apparizione dolorosa. Io corpo plasmabile preparo l’ultima possessione. Davide Agostino Marco tentacoli d’anima stagliano melanconie sonore. Luigi corpo emotivo attende guardingo la concretizzazione carnale di un’immagine vapore. Antonella respiro stranito sottende il piacere evoluto di una considerazione meritata. Mena occhio istantaneo pietrifica consonante emozioni e paure. Valeria algido apparire attende il disciogliersi in epilogo luminoso. Sollevati dalla percezione che il circostante è assolutamente incontrollabile sentiamo il devastante incastonarci l’un l’altro non come limite ma come salita verso un unico camminamento di bagliori tetraedo che con le loro facce prismatiche ci definiscono in comunione tacciando di nero petrolio ciò che la genesi separa. Sentirsi friabili come vetro salato il mio sentire come una tagliola adamantina che strapperà i ricordi seppia per arginare pietosa il dolore ancora incomprensibile di un allontanarsi che è predizione avvenuta ma tenuta a distanza per vanificarla fino a renderla in un mondo altro irrealizzabile. Sappiamo che l’inclusione fondente è stata raggiunta che un oltre-tempo è troppo ma lottiamo impassibili con tenacia irriverente per lucidare complici quell’ombra fintamente protettiva nicchia sospesa del reale che ci attende ammirata pronta a stringersi affamata intorno a ciascuno timorosa di una sconfessione di sé. Non vogliamo una conclusione. Vogliamo un reiterato inizio una impervia e dignitosa ripetizione di un sentire intimo che si è moltiplicato in quegli istanti –isolamento che hanno la misura di decenni. Lasciateci qui senza ipotesi di mutazioni in una poliedrica finzione che rinnova la sua esecuzione ma non la sua evoluzione. Lasciateci qui nel nostro atomo-rifugio pellicola emotiva che indossiamo con naturale appartenenza. Lasciateci qui ad eludere quel dolore acido che a strati dissolve l’illusione terminale. Lasciateci qui. Nel nostro per sempre.


19 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE FESTIVAL 2012-XIV GIORNO

Casanova-Convento di san Francesco 11 agosto 2012

Ho attraversato un mare di volti in tempesta

                                                                                                                                      Francesca

La realtà incontrovertibile del nostro lassismo temporaneo è dovuta alla considerazione metallica che la risoluzione è a meno di 24 ore da noi. Il recinto pingue e refrattario che ci ha serrato in ringhiere distorte deformate discontinue sta cedendo come sabbia friabile di fronte alla consapevolezza assassina che il termine è giunto al suo disfacimento spesso invocato ma mai realmente voluto. Il nostro smarrimento schizofrenico che ci spinge ad ignorare quanto appreso tra livide tumefazioni e rivoli di sudore lavico che ha segnato come mappa di mezzo la nostra carne impastata con violenza requisitoria è la conferma che il nostro sentire è alterato dalla mancanza futuribile con la quale nonostante la nostra indifferenza riflettente dovremo fare i conti. I nostri sguardi rimbalzano tra le pareti prima ostiche ed ora riconosciute come familiari evitando il contatto retineo gli uni con gli altri per la paura appiccicosa di vedere riflesso negli occhi del complice il dolore sinuoso e lento del distacco prossimo. Luigi sofferente per la nostra inabilità palese a disegnare nell’aria sintetica i mondi consueti si ritorce su se stesso assumendosi una falla inesistente nella visione complessiva del momento. Ma la verità che odora di polvere stantia e vestiti deformati risiede in ciascuno lui escluso: perché ognuno assume su di sé la responsabilità non richiesta ma professata di un’apertura emotiva e per questo instabile al procedimento edificativo un immolarsi senza catene per rinnovare una costruzione in fieri che conosce le sue potenzialità ma intravvede appena il disegno complessivo. Ci osserviamo intontiti dal fragore immobile della nostra caduta cercando di sostenerci con catramato imbarazzo l’un l’altro. Perché Famiglia si è nell’ignominia del baratro non nell’esultante trionfo.


17 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE FESTIVAL 2012-XIII GIORNO

Casanova-Convento di san Francesco 10 agosto 2012

In-fedeltà

                                                                                                                                                Fulvia

Un agglomerato casuale di esseri imperfetti e devastati da una contenzione forzata resa scoscesa da una consunzione fisica non ritemprata da sorgenti che ne rilassino la carne macellata da azioni fisico-emotive di rara precisione si raduna flebile a causa del buio soporifero per affrontare il tema della selezione. Le storie di carta divengono latrati insistenti che rievocano sepolture volute o accidentali che nella loro impolverata ed ormai marcescente realtà sprigionano tossine letali. C’è la memoria recalcitrante che tagliuzza godendo di ogni lamento appena percettibile silenziato dall’orgoglio riarso; c’è la dimenticanza ingiallita che asettica ripropone istanti menomati ora depositati come porcellana di ragnatele caramellate; c’è l’erotismo onirico vivido nella sua etereità ma pronto a polverizzarsi in una nuvola di rimorso cerebrale di fronte possibilità di una sua calcificazione nel reale; c’è la moltiplicazione del desiderio all’infinito nel tentativo di accondiscendere liberando il cuore dai fili spinati della maledizione di sé ad un’unica presenza consolatoria e risolutiva. Le assenze vengono colmate dalle presenze che ripropongo i brandelli mancanti per la definizione complessiva dell’approdo: la ustionante esperienza di un rigetto e la confidenza reiterata nell’umano ravvedimento. Quel degradare costante in attesa che la luminosità ponga un limite a questo affastellarsi giustificativo di pulsioni desideri errori trabocca di saldature casuali deviazioni interrotte curve cieche vicoli murati. Nel nostro sovrapporci gli uni agli altri come formiche bicolori spezzate da tonalità contrastanti che rendono ibrida la loro natura dimentichiamo la nostra caducità che rinnovata dal terrore costante di una terminazione non calcolabile ci spinge a non eludere l’attimo vivibile anche se solo nella sua ipotetica messa in scena. E quando questo si concretizza ci sentiamo in dovere come invidiosi censori di rimettere al peggio il giudizio d’oltremondo. Ma non c’è niente di terminale in noi. Siamo solo umani.


17 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE FESTIVAL 2012-XII GIORNO

Casanova- Convento di San Francesco 9 agosto 2012

Questa cosa è una merda

                                                                                                                                     Giulia

Quando scegli incoscientemente di raccontare un’appartenenza d’anima che trascende un contatto carnale con uno sconosciuto del quale hai divorato dolorosamente viscere ed umori fino a farli scorrere invasivi nell’epidermide interna che riveste mucosa sensibile gli strati nascosti del cuore senziente non puoi accettare l’espropriazione meditata anche se questa esalta un percorso che fin dall’istante del primo contatto tu hai accettato nuda e cruda di percorrere. Non pronuncerò le MIE/SUE parole partorite in trascendenza nel calore nel sudore nel dolore sradicate dal terreno magmatico che le ha rivelate per cederle ad un’altra che con dizione oggettiva ne restituirà il suono nascosto. Ma il senso ustionante che ha trivellato la mia natura veggente per vomitare fuori quelle parole manifestandole in metafore oscure ma predicenti sarà orgogliosamente restituito da colei alla quale è stato ceduto un figlio non modellato nello strazio ma accolto nella sua finitezza? La sofferenza tracima inondante i campi Flegrei dei miei istanti in costruzione resistendo fiacca alla tentazione cristologica di urlare a sangue il mio dissenso. Il silenzio del rispetto discepolo dovuto al Fattore cui tutti riportiamo il nostro reverenziale contributo mi soffoca la gola instabile scarnificata da quel pensiero irritante che brandisce la lama della ribellione. Ingoio il velenoso interloquire che arrogante mi puntella sobillando una reazione incrinante il palazzo lavico multicerebro che sembra aver raggiunto una sua solidificazione composita. So che una MIA parola causerebbe una ridefinizione dolorosa di equilibri friabili come polvere d’acqua e con gli occhi tumefatti da lacrime caustiche mi preparo intontita ad ascoltare le MIE/SUE parole con la voce asettica di un’estranea la cui empatia artificiale dovrebbe colmare quel vuoto latteo che invade il mio cuore brunito. Ma quando Giulia dalla voce d’incanto ruvido elettrizza le MIE/SUE PAROLE invadendo l’aria lacustre l’inganno dell’apparire si vela di evanescenza e il mondo intorno si armonizza nella rimembranza complice e appassionata.


15 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE 2012-XI GIORNO

Casanova- Convento di San Francesco 8 agosto 2012

Buon giorno Mario vi possiamo dare un po’ di organico? Ieri la cucina sembrava il set di Phenomena

                                                                                                                                        Francesca

C’è un universo umano che ruota sinuoso e lento intorno al nostro micro mondo egocentrico ed autoreferenziale. E’ partecipativo senza violare il limite del nostro ritiro coatto intervenendo placido e silenzioso stemperando l’asprezza delle condizioni ambientali e del nostro imponente presenzialismo totalitario che pretende l’assoluta e devota considerazione pena la mutilazione casuale che non lascia adito a rimostranze o giustificazioni. Nell’assenza del luogo che interloquisce con una asetticità onirica c’è più di una presenza cauterizzante. Mario assume su di sé l’azione contenitiva che argina con paziente eloquenza il nostro flusso intimidatorio di richieste incalzanti sovrapposte e variegate le une sulle altre come un mazzo di carte da gioco nelle mani di un baro. Pasquale disarma le nostre aggressioni di considerazione affettiva con il sorriso complice di chi conosce il gioco delle parti indulgendo sui nostri pensieri rattrappiti dalla considerazione troppo vacante per le nostre esigenze egotiche. Salvatore ignora i nostri requisiti capricciosi accudendoci con il distacco e la serenità di chi sa che la nostra attitudine è congenita e che solo una risoluzione atomica potrebbe eliminare il nostro genere fatto di assolutezza e negazioni. Giorgio ieratico nella sua riservatezza ci ha svezzato con benevolenza genitoriale. Quirino ha divelto il nostro ferreo egoismo lamellato il nostro anacronistico centrismo ridefinito il nostro incorruttibile particolarismo per riannodare le estremità divelte da una cecità divistica con il circostante reale e vivo. Questo maschile che veglia intermittente sulla nostra famiglia multiforme è garanzia di sopravvivenza coatta. E se spesso con la malizia che è rifugio e prigione ci abbattiamo su di loro come cavalli de-composti resi arroganti dalla convinzione marmorea che il nostro agire sia unico ed inappellabile è perché abbiamo la certezza che il nostro avanzare schizofrenico troverà una contenzione affidabile.


15 agosto 2012

RESIDENZA TEATRALE PREMIO LUNARTE FESTIVAL 2012-X GIORNO

Casanova- Convento di San Francesco 7 agosto 2012

Meno “aggressive”!

                                                                                                                                  Daniele

C’è una duplice modalità convivente/connivente in questo trascorrere abitudinario che ci rende meccanici anche se plasmati costantemente da un flusso turbine di emozioni individuali che alimenta la nostra umanità lenendo il nostro essere quotidianamente robotici. Due sono i mondi nei quali oscilliamo con il trascorrere degli istanti granitici che ci contengono e comprendono attivando di volta in volta situazioni seriali nelle quali siamo coscientemente intrappolati. C’è un fuori che è il nostro interagire artistico che prescinde da debolezze personali e catatonicità peculiari che ci costringe a fondere il particolarismo in una collettività creativa agente metodica in direzione di un edificare incastri che ci alletta perché esalta il nostro divenire trasformandolo in un puntuale scambio di luminescenze ed intuizioni. Il fuori dimentica con intelligenza evasiva il dentro claustrale che ci intrappola in un silenzio meditativo e dirompente che amplifica i contrasti con il nostro sé e l’altro da sé. Siamo contenuti e compressi in questo isolamento cenobitico che stridente si insinua nell’anima resa instabile e tortuosa da quel fuori laboratoriale che ci mette di fronte senza alleviare alcuna cuspide devastatoria ai nostri limiti che ci trafigge con noncuranza medicale affinché il tutto represso e dimenticato si dipani in un fluire catartico e costruttivo. Il dentro è sopportazione confessione scontro un magma che trascina e corrompe distrugge erompe sradicando rigidità e mollezze forze e debolezze per incenerirle e soffiarle via per rendere possibile una fecondazione rigenerante una rinascita alternativa. Il noi-fuori si frantuma in un io-dentro. Quella testuggine teatrale di foggia ancestrale indistruttibile e compatta nel suo incedere sotto la guida ferrea del nostro riferimento (Luigi confida nella unione temporaneamente armonica che fa progredire la sua intuizione di un tutto in divenire)si sfalda al momento del rientro per ricomporsi monodose in un tentativo di affermare il proprio essere in divisione/competizione con gli altri. Il noi-teatro si sfalda in un io-vita. Ma nonostante tutto c’è amore.

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