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il blog di francesca falchi


recensioni cinema


29 gennaio 2006

I VOLTI DELLA RIVOLTA DI PRATOBELLO Unione Sarda 7 maggio 2005

“Morire si, ma cedere mai”. Il volto del “narratore” è segnato dalle rughe ma la luce negli occhi è la stessa di trentacinque anni fa, quando fu protagonista, nel giugno del 1969, del “tramistamine” di Pratobello, la rivolta “pacifica” della popolazione orgolese contro l’installazione permanente di un poligono militare. Sa lota di Francesca Ziccheddu e Maria Bassu, presentato ieri in anteprima cagliaritana al Cineteatro Nanni Loy è il racconto della “resistenza passiva” degli abitanti di Orgosolo contro la “militarizzazione” del territorio: uomini e donne si opposero con la forza della solidarietà e della partecipazione collettiva ad “un’usurpazione” che non teneva in alcun conto le esigenze della comunità, soprattutto quella pastorale, e che avrebbe ipotecato, con il passare del tempo, la sopravvivenza economica del paese. Attraverso l’uso dei primi piani, Francesca Ziccheddu dà volti e voci ad un’esperienza “eroica” corale, unica nel suo genere, dove la massa è protagonista e il cui valore esemplare risiede nell’unità ricercata ed ottenuta di tutte le forze politiche e sociali, nel preferire l’azione alla rassegnazione, nel rifiutare con coscienza e risoluzione decisioni imposte dall’alto. Il montaggio dipana con intensità le trame di un episodio di rilevanza storica ed umana, seguendo la scia di una tradizione “resistenziale”: dalla prima “rivoluzione” contro l’esproprio indiscriminato dei territori comunali del 1931 a quella del 1969, con protagoniste privilegiate le donne, “trascinatrici” dell’intera popolazione. Il racconto in prima persona si interseca con immagini fotografiche dell’epoca, con la folla che “invade” lo spazio “rubato”, le donne schierate davanti agli uomini per impedire il passaggio dei convogli militari, opponendo la forza pacifica della loro umanità “fattrice” alla violenza distruttiva delle armi. Francesca Ziccheddu e Maria Bassu ricostruiscono la vicenda di Pratobello con intelligenza e profondità di analisi, senza incorrere in esemplificazioni manichee o “demonizzazioni”, fornendo allo spettatore gli strumenti per valutare da sé l’accaduto ed evidenziando, con verità documentaristica, le luci e le ombre dell’intera vicenda. Sa lota dimostra che se i pastori hanno potuto sconfiggere i cannoni, il “cinema dei poveri” può sconfiggere i soldi: con il talento e la sensibilità.




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