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il blog di francesca falchi


tendenze


31 gennaio 2006

GRANITE SPRING THE ONLY ONE SARDINIAN ORIGINAL TRASH MOVIE

Anche la Sardegna ha il suo film trash.
Forse nessuno sa che Primavera di granito, del regista nuorese Ignazio Frogheri (in concorso nel 2004 all’Ogliastra Film Festival con Il dolore di un angelo) ha vinto, nel 2002, la prima edizione del premio istituito dal sito Golem (www.radio.rai.it/radio1/golem), Un diamante nella polvere, dedicato “ai talenti oltraggiati e vilipesi”.

Lo sforzo creativo ma soprattutto il coraggio, hanno valso a Frogheri, “il cui estro e fantasia trovano in Primavera di granito piena e completa realizzazione”, l’ambito riconoscimento.

Secondo John Walters, il “papà” del trash cinematografico, “il cinema trash è qualcosa che ti stupisce incredibilmente e allo stesso tempo ti fa ridere, perché esso stesso ride di sé”.
Tecnicamente, il cinema trash è un cinema prodotto con budget bassi, con effetti speciali di qualità scadente, pieno di sensazionalismi e provocazioni, di humor e cinismo, a volte consapevoli, a volte no.

Primavera di granito, film d’esordio di Ignazio Frogheri, è decisimente un cult del genere trash Made in Sardinia.
Con le sue Panda e le sue Peugeot 205 (al posto delle Alfa e delle Citröen), sembra rifarsi  ai film polizieschi anni 70’, quelli di Marino Girolami (regista di Roma violenta, con Maurizio Merli), Mario Caiano (che ha diretto Vittorio Mezzogiorno in Milano violenta) e Bruno Corbucci (indimenticato regista dei film del commissario Nico Giraldi, alias “Er Monnezza”, interpretato da Tomas Milian, ).
Datato 2000 e girato a Nuoro, grazie ad un frenetico passaparola, Primavera di granito ha spopolato nell’isola dei bronzetti e del porchetto: come nella migliore tradizione del Rocky Horror Picture Show, gruppi di persone dotate di prodigiosa memoria assistono periodicamente alle vicende di un gruppo di delinquenti locali, “Carezza”, “Mozzicò” e “Whisky”, supportati economicamente dalla studentessa-prostituta Serena ed invischiati in una vicenda di vendita di droga da Monsieur Leblanc (misterioso personaggio dotato di un accento franco-nuorese irresistibile).

Vengono coinvolti nella vicenda un figlio di papà, Sergio, che viene ucciso perché a conoscenza dei particolari di una rapina ad una “Punto” portavalori (ma non si usano i furgoni?) e la sua fidanzata, la candida Vittoria, che si trasforma in una “Nikita” barbaricina, con minigonna e tacchi a spillo, per vendicare l’uccisione di Sergio e lo stupro subito da Johnny, lussuriosa e “granitica” (da qui il titolo…) guardia del corpo di Leblanc.

In una girandola di avvenimenti, emergono alcune scene cult che rendono il film di Frogheri primo (e speriamo non ultimo) esempio di trash poliziesco sardo.

Sono nell’ordine:

lo scippo alle poste di Nuoro (le cui scale antistanti si ritirano magicamente come le acque del Mar Rosso…) , compiuto a bordo di un vespino, ai danni di un incauto vecchietto;

la tentata rapina al porta valori, aspettando il puntuale bisognino (sempre alla stessa ora, sempre sullo stesso albero, manco fosse il Big Ben..) della guardia giurata;

l’assassinio di Johnny da parte di Vittoria (preceduto dallo spogliarello di Serena in stile Crazy Horse “de’ noatri”), in perfetto equilibrio sui tacchi (ma come fa?);

la morte di Monsieur Leblanc schiacciato da un blocco di marmo (ma il granito che fine ha fatto?), con schizzo splatter di sangue sul bianco della pietra.

L’inevitabile happy-end (con l’imperdibile cameo del vescovo di Nuoro) fornisce una bizzarra morale: i delinquenti si redimono, trovano lavoro e amore,  mentre i buoni, o finiscono stecchiti o diventano assassini.

I fans accaniti aspettano trepidanti il glorioso giorno in cui anche il talento di Frogheri verrà portato alla luce dal genio riconosciuto di Quentin Tarantino ed invocano sulla testa del regista sardo  una pioggia di soldi come le rane bibliche delle piaghe d’Egitto (legge sul cinema permettendo..).

 




permalink | inviato da il 31/1/2006 alle 14:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


28 gennaio 2006

IL LATO OSCURO DELLA LUNA SPLENDE A MEZZOGIORNO Unione Sarda 1 ottobre 2004

Spettrali, neri e “cattivi”.In gruppo o singoli si espongono alle prese ingiro, ma ci sono abituati: chi ancora non si è abituata è la gente che guarda con diffidenza ragazzi e ragazze troppo pallidi, carichi di piercing e catene, in abbigliamento total black,che, con noncuranza, si muovono sicuri e fieri di ciò che sono. Hanno lavori normali, conducono vite normali, ma li accomuna una ricercatezza nel vestire e i medesimi gusti in fatto di musica.Il movimento dark a Cagliari si presenta come un fenomeno radicato ed in continua espansione.Il termine dark o gothic rock identifica un generemusicale sviluppatosi in Inghilterra alla finedegli anni ’70, successivo al movimento punk. Più che certe soluzioni acustiche, ciò che contribuisce alla affermazione del genere dark sono le tematiche affrontate nei testi delle canzoni, in cui domina il lato oscuro dell’animo umano e dellavita stessa. L’ideologia dark trova la sua affermazione estetica attraverso un codice di vestiario caratterizzato da un abbigliamento rigorosamente nero, incarnato pallido, trucco pesante per le donne, soprattutto sugli occhi, pantaloni aderenti, gonne fascianti, magliette e calze a rete. Un’onda nera di sperimentazione creativa che, a Cagliari, possiede dei punti di riferimento precisi.“Qui è Halloween tutto l’anno”, dice Marina Calamida, l’algida proprietaria di “Crimson”, l’unico negozio dark in città (piazza Dettori 30), punto di ritrovo diurno della comunità gotica cagliaritana. L’ambiente, immerso nella penombra, offre tutto il necessario agli amanti del genere: libri esoterici, oggetti d’arredamento, accessori in pelle, zainetti a forma di bara e di corsetti fetisch. “Into the darkness” è la rivista ufficiale dei dark cagliaritani (disponibile anche on line: idt.altervista.org), nata da un’idea di Giacomo  Pisano (Revenant) e Francesca Mulas (Venefica). Revenant e Venefica hanno concretizzato la loro idea sulla cultura gothic in questa  fanzine, una sorta di “diario urbano” in cui raccogliere emozioni ed interessi diversi, colti nel loro lato oscuro. Una pubblicazione diretta non solo ai cultori del “dark side”, ma a chiunque voglia avere una visione reale e non distorta da luoghi comuni e  perbenismo massificato di questo modo di vivere e di pensare. A Maria Grazia Uras, stilista ventottenne, spetta invece il compito di dettare le regole in campo d’abbigliamento ricercato e d’effetto, in sintonia con le atmosfere gotiche. I suoi abiti-scultura confezionati in raso, PVC e pizzo, esaltano la femminilità sensuale delle principesse della notte: donne “intrappolate” in bustini vittoriani che incantano col mistero oscuro del loro fascino( www.gothictime.com). Punto d’incontro notturno dei dark cittadini è il “Magnolia” (via S. Giovanni 408), che da ormai tre anni, ogni giovedì sera, propone “A black celebration”: quattro dj si alternano in consolle, proponendo i generi musicali che fanno capo al gothic , cui si accompagnano performance dal vivo, esposizioni fotografiche e proiezioni video. Il locale, immerso in una atmosfera rarefatta, è un’opera d’arte in quanto ad originalità e ricercatezza nell’arredamento: un luogo sospeso tra un paradiso retrò ed un inferno industriale.Un viaggio dalle tenebre dell’ignoranza alla luce della conoscenza: ragazzi come gli altri, angeli “neri” creativi, con sogni possibili da realizzare.

 




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