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il blog di francesca falchi


Diario


25 marzo 2014

PROMOGEST(A)

PROMOGEST(A)


Alessandro Sassanelli -numero 8- difensore

La morte per le anime è divenire acqua, la morte per l'acqua divenire terra, e dalla terra si genera l'acqua, e dall'acqua l'anima.

    Eraclito

 

L’odore del cloro ha abitato le narici per tutta la sera.

Mi bastava ispirare assecondando il ritmo vitale, per sentirlo pungente ed inevitabile come fossi ancora lì.
Il caldo tropicale ha rivestito le braccia scoperte per alcune ore, fino a riequilibrare la temperatura corporea ed ammantarla della normalità consueta.
Ma ciò che è rimasto inalterato è stata quella sensazione di agonismo che sfida la plasticità dell’acqua, quella corporeità che contro ogni legge fisica si erge per imprimere forza ad una sfera di aria e gomma, rendendola proiettile imprendibile.
Manca poco alla fine della stagione e la mia ritrosia ai luoghi abitati da moltitudini urlanti mi ha impedito in questo lungo anno di essere partecipe alle gioie e ai dolori dell’unica squadra di pallanuoto maschile sarda militante in A1.
E’ penultima in classifica la Promogest.
A giudicare da quanto visto domenica scorsa, immeritatamente.
Perché i suoi componenti hanno fatto loro l’assunto che l’essere pochi ma buoni (secondo quanto detto dall’allenatore Marcello Pettinau -in http://www.sardegnasport.com/?p=22370 - è la mancanza di ricambio continuo, necessario a restituire ai giocatori un minimo di sollievo ai muscoli, che paradossalmente s’infiammano in quella lotta che coinvolge carne e acqua, ad aver penalizzato la squadra) sia una forza imprescindibile in una debolezza contingente, che li vorrebbe neutralizzati mentre li spinge al limite.
Così come "pochi" ma buoni erano i sostenitori sulle gradinate.
Ora in blocco compatto ora sparpagliati, fedelissimi e neofiti, lo tsunami emotivo ha investito quelle acque mulinanti di arti composti e schemi preordinati per un unico obiettivo: la vittoria.
E quella ragnatela di numeri astratti, che definivano posizioni e strategie provate e riprovate nell’assenza di un avversario la cui materializzazione è sempre un’incognita (per quanto reiterata possa essere l’abitudine a certi comportamenti, il fattore umano con la sua imprevedibilità e capacità di adattamento è sempre in agguato) la potevi scorgere, intessuta con precisione certosina, sulla superficie di quell’acqua pungente, nemica e compagna.
Si poteva scorgere nella fatica immane di quei giocatori, un coacervo di speranze congestionate, conquiste esaltanti, delusioni atone che, in una temporalità frazionata in quattro tempi da otto minuti, diventano un universo condiviso con sconosciuti che amano e pretendono, sostengono e atterrano, con amore incondizionato e rabbia effimera.
E mentre il pensiero di chi osserva quello scontro, che non prevede spargimento di sangue alcuno ma solo rivoli impazziti di cloro e sale, è manifesto, quello di chi si trova immerso in quella liquidità a tratti soffocante rimane un fatto intimo, inespresso, segreto.
Avrei voluto leggere nelle menti di quei giocatori che domenica scorsa possedevano, in quelle mani taglienti come spade, la vittoria.
Avrei voluto conoscere l’esaltazione dello stare davanti e la pena dell’uscire sconfitti.
Perché la vittoria è quella definita da un punteggio che è stato, in questa circostanza, fallace e bugiardo, ma in una competizione è l’unica verità concessa ed ammissibile.
Le prossime partite della Promogest saranno fuori casa ma quella del 12 aprile la giocheranno a Quartu alle ore 15.00 nell’impianto in via san Benedetto.
Invito chi sta leggendo a parteciparvi.
E’ l’ultima di campionato e credo che un finale da leoni sia necessario.
Perché gli ampi spazi sono concessi solo a chi si rende disponibile a grandi aperture, siano esse materiali o mentali.
Perché ciò che non è catodico non deve essere necessariamente minore.
Perché non c’è niente di più primigenio di un corpo adulto che ritorna nell’acqua dalla quale è nato, ora assecondandone le volute imprevedibili, ora piegandola al suo volere.
Aprite dunque la vostra visione, contemplando che una palla si possa muovere con armonia, grazia, incisività e spettacolarità non solo sulla terra ferma ma anche sull’acqua mobile.
E che il 12 aprile ci saranno degli atleti dal cuore adamantino e dal pensiero segreto  pronti a dimostrarvelo.




permalink | inviato da auroratomica il 25/3/2014 alle 14:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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