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Diario
10 dicembre 2009
DETEMPEST
DETEMPEST
Fragile my
crystal ball shattered on the ground Fragile
la mia sfera di cristallo frantumata a terra
Fragile-Lacuna Coil
Scivola tra le mani eterea senza peso la sfera di
cristallo che racchiude dentro sé quel mondo fatto della stessa materia dei sogni fragili pronti a frantumarsi se sfiorati dal
reale prosaico. Ed è prosaico e poetico insieme questo universo cartoon che Sergio Piano traccia nel suo
Detempest andato in scena venerdì 4
dicembre 2009 alla Vetreria di Pirri. Questo Piano-Prospero, che prospero lo è
sul serio nell’offrire agli spettatori, attenti e presenti i suoi allievi,
quegli “intrepidi monelli” che in questi tempi, in cui i warholiani 15 minuti sono troppo pochi, si muovono nell’ombra: poco
appariscenti, per niente presenzialisti, insufficientemente presuntuosi, questi
giovani attori costituiscono patrimonio confermato (vedi per
amore di sarah) di un
teatro che senza rombi di tuono si avventura per strade difficili e oltremodo
battute, creando spettacoli di rara intensità. Siamo ancora lontani da una
certa pulizia formale (a volte gli equilibri di palco si perdono qua e là e
certe forzature interpretative, come l’Ariele di Alice Corgiolu e il Calibano di Valeria
Stori, nonostante la buona volontà delle attrici, sconfinano nella macchietta
piuttosto che nel grottesco shakesperiano) ma d’altronde si tratta ancora di
una “indagine” che promette ulteriori mirabolanti sviluppi. Nondimeno certe
intuizioni (perché definirle “trovate” significherebbe sminuire il valore delle
stesse) lasciano segno indelebile per una certa spontanea “genialità”: la Sicorace di Carla Demuro è esilarante, confinata in un
quadro dal quale non dovrebbe mai uscire, perché quel contrasto tra la mobilità
“limbica” (nel senso di limba sarda)
del personaggio e la costrizione fisica è vincente; la scena degli innamorati,
protagonisti i bravi Alessandro Vacanti (Ferdinando) e Sara Scioni (Miranda), è
un gioiello di inventiva, esaltata dall’espressività dei due attori,
comicamente tragici/tragicamente comici in un bianco e nero “a colori” che cita
abilmente, senza tradirli, i capolavori del
cinema muto delle origini. E in un continuo gioco di rimandi, citazioni ed
autocitazioni ecco la vera rivelazione della serata: Eliana Ruvioli (Trinculo-
Sebastiano) e Michele Maggio (Stefano- Antonio), bravi nel ricordare/ricordarci
le velleità rocambolesche di Totò e Peppino, i desideri impacciati di Troisi e Arena,
le vaghezze inesplorate di Cochi e Renato e bravissimi nel trasportarci dentro
quella sfera di cristallo ovattato dove tutto si crea e niente si distrugge, dentro
quel teatro dove l’attore e non l’orpello scenico (che troppo spesso nasconde
la mediocrità ma non la rimuove) fa lo spettacolo, dentro quella dimensione che
annulla il tempo e che ti fa dire, quando tutto finisce, che è troppo presto,
che ne vuoi ancora, che ne hai bisogno, perché ti fa rendere felicemente conto del fatto che c'è
ancora qualcuno in grado di rendere concreto il sogno.
E che sogno/reale-reale/sognato sia, in questo
presente dove le vite si frantumano all’alba.
DETEMPEST
Indagine
su Shakespeare
Con
Sergio Piano (Prospero), Alice Corgiolu (Ariele),
Alessandro Vacanti (Ferdinando), Sara Scioni (Miranda), Eliana Ruvioli
(Trinculo- Sebastiano), Michele Maggio (Stefano- Antonio), Valeria Stori
(Calibano- Nostromo), Mara Patierno (Capitano), Carla Demuro (Sicorace)
scene e costumi Eliana Ruvioli e Sara Scioni audio Marco Vincis
regia Sergio Piano
| inviato da auroratomica il 10/12/2009 alle 16:22 | |
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